
Un’indagine di portata transnazionale, coordinata dal nostro team di Ziarul Operativ in collaborazione con i giornalisti partner della prestigiosa emittente italiana Rai Tre, fa luce sulla più grande rete di Scam Forex dell’Europa dell’Est. Mentre oltre 300 operatori sono stati arrestati dalle strutture della DIICOT e dell’Interpol, la „mente” israeliana Yaniv Pintsev rimane intangibile. Le nostre fonti indicano che la sua impunità è garantita direttamente dall’ex generale del SRI Florian Coldea e da un procuratore della DIICOT appena andato in pensione.La cassaforte di Strada Buzești: come funzionava la mega-truffa internazionaleCome titolavamo sulle nostre pagine già un anno fa, l’epicentro di questa rete criminale organizzata si trova proprio nel cuore della Capitale rumena. Da una sede coperta, situata in un edificio direzionale in Strada Buzești nr. 82-94, un esercito di operatori coordinati dal cittadino israeliano Yaniv Pintsev, alias „Moshiko”, contattava telefonicamente ogni giorno migliaia di vittime in tutto il mondo.La rete si era specializzata in truffe informatiche attraverso il metodo del trading scam, derubando decine di migliaia di cittadini in Italia, Romania, Svizzera e in altri continenti dei risparmi di una vita, per cifre colossali collocate nell’ordine di centinaia di milioni di euro e dollari.Complicità strategiche: Le nostre indagini dimostrano che Moshiko non agiva da solo sul piano operativo. Godeva del supporto logistico di un cittadino serbo residente ad Arad, identificato dalle nostre fonti come un ex ufficiale dei servizi segreti in Serbia.La rotta criminale regionale: La Romania non è stata la prima scelta per il quartier generale delle truffe. Moshiko aveva avviato le stesse attività fittizie anche in Bulgaria, dove era stato fermato, riuscendo però a sfuggire rapidamente alla giustizia grazie a un patteggiamento, per poi trasferire immediatamente la sua logistica tra Bucarest e Sofia.Il Blitz della DIICOT: 300 arresti, ma lo „Squalo” è stato risparmiatoUna maxi-operazione coordinata dalla Direzione per l’Investigazione dei Reati di Criminalità Organizzata e Terrorismo (DIICOT – Struttura Centrale), in stretta cooperazione con l’Interpol e la Polizia Federale Tedesca (Bundeskriminalamt – BKA), ha colpito frontalmente i call center della rete. I raid della polizia si sono conclusi con il fermo di circa 300 cittadini rumeni e stranieri che lavoravano in queste „fabbriche di estorsione di denaro”.Tuttavia, l’azione ha lasciato l’amaro in bocca alla squadra di giornalisti di Rai Tre, giunti appositamente a Bucarest per intervistarci in merito alle nostre rivelazioni. In modo inspiegabile, mentre l’edificio di Strada Buzești veniva perquisito e posto sotto sequestro, Yaniv Pintsev („Moshiko”) è stato lasciato completamente libero, evitando le manette. Mentre i semplici operatori rumeni e stranieri venivano scortati in prigione, il leader supremo assisteva distaccato al crollo controllato della propria prima linea operativa.Lo scudo ai massimi livelli: il Generale Florian Coldea e la „talpa” della DIICOTCom’è possibile che un ricercato internazionale coordini indisturbato una rete di criminalità organizzata dal centro di Bucarest e venga lasciato libero come un uccello nel cielo? La risposta arriva direttamente dalle strutture di potere parallele in Romania.Fonti vicine a Yaniv Pintsev hanno dichiarato in esclusiva per il nostro giornale che l’uomo d’affari israeliano beneficia di una rete di protezione impenetrabile:La protezione sull’asse dell’Intelligence: Il nome dell’ex primo vice-direttore del SRI (il servizio segreto rumeno), il generale Florian Coldea, appare direttamente collegato in questa equazione. Le connessioni e l’influenza del generale negli ambienti economici e giudiziari hanno agito come un paravento di sicurezza assoluto per gli affari illegali di Strada Buzești.Il blocco interno alla Magistratura: Un procuratore di peso, fresco di pensionamento dalla DIICOT Struttura Centrale, avrebbe garantito la „pulizia” sul piano giuridico. Il suo ruolo era vigilare affinché nessuna fuga di notizie o confessione contenuta nei fascicoli penali potesse colpire il livello superiore della rete guidata dall’israeliano.Pressioni disperate sulla nostra redazione: „Non cediamo, non negoziamo la verità”Le ramificazioni internazionali e la paura di essere esposti hanno attivato anche meccanismi di intimidazione contro i giornalisti. La nostra redazione è stata bersaglio di pressioni informali e non trasparenti, giunte attraverso canali oscuri molto probabilmente dall’Israele.Attraverso messaggi anonimi e ambigui, personaggi nell’ombra hanno tentato di imporci il ritiro dal mercato dei materiali investigativi riguardanti le truffe di Moshiko. La nostra risposta rimane pubblica, ferma e categorica: Ziarul Operativ non cede e non negozia la verità! L’inchiesta va avanti, fianco a fianco con i colleghi europei di Rai Tre.Il fatto che un gruppo criminale organizzato possa comprare la protezione di ex capi dei servizi segreti e della magistratura dimostra che, in Romania, il braccio lungo della legge si ferma esattamente dove iniziano gli interessi dei grandi squali finanziari. Come giornalisti professionisti, è nostro dovere continuare a porre le domande che le autorità vorrebbero seppellire.
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